Consortium Management Construction e Archeologia per il restauro di Villa Campolieto

villa campolieto 10.06.16

 

Cooperare, innovando. “Mettersi insieme, in un unico soggetto, con specializzazioni complementari che qualificano e completano l’offerta sul mercato delle costruzioni, del restauro e degli impianti, ci è parsa l’unica risposta possibile per affrontare la crisi acutissima che affligge il settore da diversi anni”. A parlare è Sabatino Nocerino, direttore commerciale del consorzio cooperativo Consortium Management Construction che, in ATI con la Cooperativa Archeologia e la Ediltecnica Spa, costituitasi poi in Campolieto scarl per l’esecuzione dei lavori, ha portato a termine il restauro della Villa Campolieto, ad Ercolano (Na), il cui progetto esecutivo è stato curato dalla Cooperativa SAAB Architettura ed i lavori sono stati eseguiti sotto la direzione dei direttori tecnici arch. Roberta Bianchini e ing. Daniela Vitiello ed anche il responsabile della produzione geom. Mariano Nocerino. Un lavoro magistralmente eseguito a tempo di record, meno di un anno, per un importo di 4,5 milioni di euro, che ha restituito alla collettività un’altra delle storiche Ville Vesuviane, non lontana dalla Reggia di Portici, edificata per volontà del Principe Luzio de Sangro nella seconda metà del 1700, ridisegnata dal Vanvitelli che modifica il disegno originario, e inaugurata, nei giorni scorsi, con un concerto del Maestro Accardo.

Un impegno che la Campolieto scarl, di cui Nocerino è presidente e Fabio Faggella di Archeologia è vice presidente, ha curato con estrema perizia e che ha prodotto anche un innovativo sistema di riduzione del rischio sismico nell’edilizia storica con l’impiego di schemi resistenti ad ‘assetto variabile’, dal Palazzo Reale, all’edilizia conventuale ed alla residenza nobiliare, presentato al Salone del Restauro e Musei, svoltosi a Ferrara l’8 aprile del 2016.  Ercolano, come è noto, insiste su un’area ad altissimo rischio sismico, localizzata a pochissima distanza dal Vesuvio, per cui dovendo procedere al restauro dell’elegante colonnato (rielaborato in pianta ellittica dal Vanvitelli), si è proceduto secondo precise direttrici: studio dei cinematismi, coinvolgendo Roberto Delgado, uno dei massimi esperti vulcanologi sul piano internazionale, e rilievo dei dissesti. Da quest’ultima analisi, si sono evidenziate altre due criticità, aggiuntesi alle due già citate di area sismica e vulcanica: il degrado dei materiali (ad esempio, l’ossidazione dei perni di connessione, inseriti nelle colonne) e la dilatazione termica, con una evidente maggiore deformabilità del colonnato di Villa Campolieto, rispetto allo schema classico dei chiostri. Le fasi operative che si sono succedute sono quelle della puntellatura, dell’estrazione e della lavorazione della colonna, con l’inserimento di una cerniera, alla base, e della rimessa in carico, con l’inserimento del pistone tra la struttura superiore e il capitello. Di fatto, c’è stato un intervento strutturale sulle singole colonne, inserendo, oltre al pistone, questa cerniera composta da diversi strati di materiali: barra filettata in acciaio inox, piastra in acciaio inox, strato di gomma, elemento in acciaio inox, teflon, elemento in acciaio inox e, infine, sfera in acciaio inox per preservare da sismi, sia ondulatori che sussultori, il tutto tenuto da un sottofondo in malta cementizia, inserito in un foro effettuato nel basamento della colonna. Di grande pregio, inoltre, il restauro degli affreschi delle sale, eseguito dalla Cooperativa Archeologia.

“Questo lavoro – conclude Nocerino – dimostra la forza della cooperazione e del fare concretamente rete. Non solo si sono create opportunità occupazionali, ma siamo riusciti ad esaltare anche le specificità professionali, creando un team che ha lavorato pensando alla conservazione come motore per creare metodologie nuove di intervento nel restauro”.

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